Torres Vedras & Santa Cruz per 24 ore

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È il terzo giorno qui in Portogallo e sembra di esserci da più di una settimana. Il tempo nei viaggi assume una dimensione propria e ci dimentichiamo di tutto tranne che dovremmo vivere più serenamente le nostre giornate. Sono le dieci passate e direi che è anche giunta l’ora di uscire e goderci questa città: Lisbona; però per solo mezza giornata perché dopo ho un appuntamento importante con i miei nuovi amici. Il tempo sembra di esserci amico e dalla nostra parte, infatti c’è il sole e giriamo a maniche corte nonostante sia dicembre.

Per una mattina molto tranquilla optiamo per visitare tre località: Il palazzo di São Bento, Basilica da Estrela e Jardim De Estrela. Sul primo luogo la visita è molto breve, decidiamo solamente di fare un salto per vedere da vicino la sede del parlamento portoghese situato in un quartiere particolare e storico di Madragoa.

Basilica da Estrela: È l’unica chiesa che si può visitare gratuitamente, soldi risparmiati per il caffè. È un bellissimo e meraviglioso esempio di arte barocca portoghese. Consigliatissima da visitare anche perché proprio davanti c’è il giardino da Estrela. In alcune occasioni si possono trovare degli eventi e bancarelle all’interno del parco, dove fare acquisti e magari prendere un souvenir che vi rimanga per sempre. Il parco è davvero un’oasi in mezzo alla città. Un giardino dai toni tropicali dove potersi riposare in uno dei chioschi presenti all’interno. Adatto anche alle famiglie con bambini che potranno giocare e svagarsi un po’. I laghetti, le anatre e il sole che splende danno l’idea della primavera già avviata e noi ci godiamo il momento senza perdere di vista l’orologio perché abbiamo altri posti da scoprire.

Saluto i miei amici che sono diretti a Porto e mi dirigo alla metro per la stazione degli autobus: campo grande. Uno dei miei amici mi saluta un po’ freddamente perché (forse) non è d’accordo su questa cosa. Se fossimo stati solo io e lui magari non avrei fatto questa scelta, ma visto che siamo in tre timbro e corro verso la mia linea: direzione campo grande. Fino al giorno prima non sapevo né  di Torrest Vedras né tantomeno dove si trovasse. Credo che a volte bisogna cogliere l’opportunità in maniera istintiva, senza rifletterci troppo. Questa è stata una di quelle scelte e lì mi avrebbero aspettati nuovi amici, gli stessi che mi hanno invitato in quel piccolo borgo.

Torres Vedras

La città si trova nel distretto di Lisbona e conta poco più di 70 mila abitanti. Un’ora circa di autobus, il costo del biglietto è di 6 euro. Il giorno seguente ho scoperto che si può risparmiare dicendo di essere uno studente (non verificano se la cosa è vero o meno). Dopo un’ora esatta arrivo, nonostante avessi sonno per essermi addormentato alle cinque di mattina, decido comunque di guardare con una curiosità riflessiva fuori dai finestrini. La musica rende tutto intorno un po’ più magico. Intorno solo monti e mulini a vento. Girano lentamente e mi perdo con la testa facendomi un paio di domande a cui non voglio dare risposte, almeno non ora.

La città è un grande borgo fuori dal resto. Se mi doveste chiedere se visitarla, risponderei sicuramente di SI. Da lì è possibile visitare una spiaggia davvero suggestiva: Santa Cruz. Il tempo di correre a prendere l’autobus e appena in tempo per godermi il tramonto davanti all’immensità del mare. La tonalità di arancione dona a tutto l’atmosfera di un film, persino questi pescatori sembrano comparse perfette. Tutti i tramonti dei miei viaggi hanno un luogo e una colonna sonora, a volte mi chiedo se le mie giornate abbiano bisogno di viaggiare continuamente collezionando momenti. Forse è così. (Appena prenotato il mio biglietto perché ho bisogni di nuovi tramonti e luoghi in cui viverli).

La sera cala e la città si trasforma nuovamente in una sceneggiatura di un film, questa volta uno horror. Non sto esagerando, è così. Sono le sei passate. La nebbia è scesa. Il freddo. Strade isolate. Mi aspetto che da qualche parte qualcuno mi inizia a rincorrere. Mi fermo in un bar per un caffè aspettando l’autobus. Forse sì, stavo esagerando. È il sonno che si faceva sentire ma l’atmosfera che si respira è di un paesino isolato. Non c’è da meravigliarsi. Santa Cruz è una località turistica e frequentata da molti surfisti. In questo periodo dell’anno è vuota. Se avete la possibilità in primavera o in estate è il massimo. È una località molto diversa da quella che siamo abituati in Portogallo ma se aveste la possibilità di visitare il Portogallo fateci un salto, magari per un bel road trip.

Un boliviano. Un marocchino. Una ungherese e una polacca. Non è una barzelletta ma le persone riunite la sera per cenare. Niente tv né telefoni. Solo musica e discussione e risate fino a tarda fonda. Amo quando mi dimentico del telefono e parlo di quello che sento realmente: viaggi, sogni e godersi la vita. Sono le due passate e come sottofondo canti popolari della musica colombiana: la cumbia. Fuori è notte fonda e io sul mio divano con un sacco a pelo dormo facendomi l’ultima domanda del giorno: perché non è acceso il riscaldamento?  Zzzz mi addormento.

La mattina è già qui, colazione internazionale e volo fuori con il Boliviano. Vive a Berlino e nell’ultimo periodo ha preso la decisione di viaggiare in giro per il mondo. Scopro che la città è molto famosa per il vino, guardando i vigneti fuori dal centro me ne rendo conto. Chissà che sapore ha? Intanto l’escursione della città continua. Insieme ad Inti ci dirigiamo verso l’acquedotto. Un punto davvero suggestivo, dove vedere la città da un’altra prospettiva. Risale al XVI secolo ed è stato costruito proprio da Romani. Più si viaggia più si scopre che i Romani erano una potenza europea. Continuando per le stradine di campagna si può salire e osservare la città dall’alto, noi decidiamo di lasciare perdere e ci dirigiamo verso il castello e lascio la scalata al pomeriggio. È una cosa che voglio godermi solo con la mia musica.

Corriamo verso il centro perché abbiamo tempo contato, anzi, lui ha il tempo contato. Io potrei fermarmi qui anche fino a sera, non ho programmi.  Il castello è chiuso il lunedì. F***k. Per fortuna l’avevo già vista il giorno prima prima di scappare a vedermi il tramonto. Veniamo catturati da un giardino con un gigantesco albero di limoni, di quelli che profumano. Ci guardiamo attorno e suoniamo una casa qualsiasi per chiedere il permesso. Non è loro ma ci danno comunque il permesso: “è l’albero del comune, prendete quanti ne volete”. A me basta uno come souvenir. Accompagno Inti alla stazione e prendo le mie cose per andare fare l’ultimo giro e scappare a prendere il bus per raggiungere gli altri. Chissà cosa staranno combinando senza di me?

Prendo lo zaino e saluto la ragazza Polacca:

<Dove stai andando di corsa?>

<Vado a vedere la città dall’altro e mi dirigo alla stazione>

<Aspetta che ti accompagno, non vorrei che ti perdessi…>

<Okei ti aspetto giù>

Da lassù la città è silenziosa. Il treno passa ma è come se andasse a rallentatore. Il suono, la calma, una riflessione è tutto quello di cui ho bisogno questo momento. È come se la mia mente si ricaricasse e depositasse lontano tutto lo stress accumulato. Questi luoghi e momenti hanno un potere straordinario su di me. Vedere tutto dall’alto è un’esperienza che dovreste fare. Non importa che siate in Portogallo o chissà dove, l’importante e vedere la vita di tutti i giorni da un’altra prospettiva. Sono le due passate e mi avvio verso la stazione degli autobus. Nonostante Torres Vedras sia più vicina a Porto che Lisbona mi tocca andare fino a Lisbona per poi prendere quello per Porto. Il tramonto me lo godo in autostrada tra Lisbona e Porto con il mio limone: Perew.

Arrivo la sera e gli altri mi accolgono come se fossi tornato da un viaggio nel viaggio. Amo viaggiare. La vita è una vera figata se la guardo nel modo giusto.

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