Ho conosciuta una Regina Berbera

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Sono le 19 in punto, mio fratello è appena uscito per i serali e io ho appena messo sul fuoco la moka per rilassarmi con un buon caffè. Ho aperto la finestra e il rumore della pioggia mi mette di buon umore. L’aria fresca mi dà una sensazione di aver già vissuto questo momento.

Scrivere è tutto ciò che mi permette di mettere su carta i miei pensieri, come se prendessero vita, è per questo che ho creato questo blog: per creare ricordi e condividerli con chi mi conosce. Non c’è in realtà nessun argomento principale; idee e racconti di viaggi è tutto quello che la mia mente riesce a ricordare.

Il caffè è pronto. Il primo sorso davanti alla finestra aperta con questo clima invernale, con la pioggia che scende e mi riporta indietro nel tempo…

Viaggio nel tempo

Sono all’aeroporto di Casablanca di prima mattina. È il 30 aprile 2013. Nelle cuffie suona Skrillex, precisamente il pezzo summit. Pezzo che avevo ascoltato talmente tante volte in Marocco che era diventato la mia colonna sonora. Ho appena fatto colazione proprio lì, e un paio di minuti dopo, superati i controlli, ero pronto per partire. Non amo molto le attese per questo ho ancora le cuffie e faccio avanti e indietro nell’attesa che il gate apra.

Scrivere è come mettere su carta i nostri pensieri...

Scrivere è come mettere su carta i nostri pensieri…

Mi guardo attorno con calma senza fare troppa attenzione ai dettagli. Sguardo assente o meglio annoiato, perché nulla attorno è interessante. Solite persone al telefono a fare gli ultimi saluti e chiaccherare di affari, nulla di più. Una ragazza, probabilmente minorenne, che mi fissa da lontano, ma nulla di più. Do un’occhiata veloce in giro per capire dove siano i suoi genitori, e senza darci troppo peso, penso che sia in viaggio da sola.

Non sono una persona di molte parole, ho sempre avuto un carattere riservato con chi non conoscevo. Nel corso degli anni ciò è diminuito creando in me sicurezza. Intanto che penso ai miei dieci fantastici giorni passati nella mia città natale il gate è aperto e tutti si mettono in coda per entrare. Il viaggio è molto breve perché l’avevo passato per metà dormendo e l’altra ascoltando musica e guardando fuori dal finestrino.

Viaggiare in aereo è sempre qualcosa di magico. Pensare che un paio di ore fa ero a Casablanca e ora sono a Milano, con il suo tempo piovoso, è una sensazione unica. Superati nuovamente i controlli cerco il primo bus per la stazione centrale. Prendo il primo che sta per partire, pago e mi metto in fondo dove erano avanzati un paio di posti. Il tempo di partire e si ferma nuovamente, probabilmente per far salire qualcuno. In effetti sono due ragazze, una è la ragazza dell’aeroporto, che poco dopo scopro che non è affatto minorenne. L’altra invece è la sorella.

Se fossimo stati in un film di Yash Chopra sarebbe stato il momento magico in cui il protagonista incontrava la ragazza del film. Prima di prendere il bus probabilmente sarebbe partita una canzone mentre lei correva sotto la pioggia, e per un gioco di coincidenze i due si sarebbero incontrati, e per una strana ragione l’unico posto libero era quello vicino a lui. Yash Chopra è davvero un registra eccezionale nel capire il momento giusto per far entrare in scena qualcuno. Questo era il momento giusto e d’ora in poi il film sarà diretto direttamente da lui.

Lei è una ventenne berbera molto carina con dei lineamenti perfetti da farla sembrare la regina berbera. Lui un ragazzo con la testa sempre fra le nuvole, di poche parole. Nonostante la regina berbera si fosse messa vicino a lui non aprì bocca finché lei non gli rivolse la parola con una domanda del tutto scontata, ma efficace nel far iniziare una conversazione fra i due. Yash Chopra sa quanto è essenziale creare delle storie e aggiungere dettagli che diano più scenografia al film. Così dopo una chiacchierata e prima di scendere il ragazzo le disse:

  • Se avessi il cellulare carico ti chiederei sicuramente il numero
  • … E quindi? Come facciamo?
  • Beh ti lascio il mio…

Dopo aver digitato il numero senza nemmeno controllare o salvare il numero, la ragazza si avviò a prendere il treno senza voltarsi. Lui dopo un caffè al bar si diresse a prendere il suo treno per tornare finalmente a casa.

Il mondo delle coincidenze è davvero un mondo misterioso. Sembra che alcune volte il cosmo ci mandi dei messaggi per mettere in atto qualcosa di magico. Quante volte abbiamo incontrato una persona dopo aver perso il treno, oppure ci siamo trovati a parlare con uno sconosciuto dopo aver deciso di cambiare percorso. Le coincidenze sono qualcosa al di fuori del nostro controllo, che ci permettono per qualche casualità di incontrare qualcuno di speciale e qualcuno che può cambiarci la vita.

E’ davvero strano il potere delle coincidenze. La situazione poteva andare diversamente. Lui che prende l’autobus e lei che prende quello seguente, semplice. Invece, dopo un paio di giorni sono lì, insieme a parlare del più e del meno. I loro occhi brillano di gioventù e di cosa riserva loro la vita. Senza pensarci lui ha percorso 230 Km e ora sono al porto di quella città.

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Le conversazioni e i messaggi scambiati hanno senso nel momento in cui le persone si vedono. Sembrano solo parole se non accompagnati da fatti, invece ora sono lì. Lei gli ha persino preparato i biscotti al cioccolato, quelli che gli ha promesso per messaggio un paio di giorni prima. Non so molto delle donne, so solo che se una donna prepara i biscotti a qualcuno, c’è davvero qualcosa di speciale…

E’ domenica, e quel porto sembra simboleggiare qualcosa di straordinario. In fondo tutte le grandi navi hanno un punto di partenza per attraversare i mari e scoprire il mondo. Il loro punto di partenza era proprio quello, destinati a grande cose

In giro per le vie del centro e nelle vie affollate di quel pomeriggio. La gente sembra avere fretta di arrivare da qualche parte. Il sole di Maggio splende e dà un’atmosfera magica alle vie. Lui era occupato a guardarsi intorno, ad ammirare quella città che gli ha catturato l’attenzione dal primo istante, e di tanto intanto i due si guardano mentre la conversazione continua.

Yash Chopra ha previsto tutto in ogni minimo dettaglio, e per questo i due si mettono seduti sull’erba a guardarsi. Si dice che quando un momento è perfetto non ha bisogno di parole. Lui è un po’ impacciato e non sa come rubarle un bacio. Sa benissimo che è in svantaggio in quanto il primo approccio non è stato suo, quindi vorrebbe rimediare.

  • Hai qualcosa sulla bocca…
  • Dove?
  • Vieni qui che ti faccio vedere…

Il mondo si ferma, e le loro labbra si sfiorano delicatamente prima di assaporarsi l’uno l’altra. La prima rosa di Maggio è una promessa, come aveva cantato Cesare Cremonini. Questo bacio è una rosa che ha trovato il momento giusto per sbocciare. Il tempo è qualcosa di personale ognuno lo percepisce in base alle proprie sensazioni e questo momento trascorre lentamente come un fiocco di neve in balia del vento.

Aveva in mente di tornare già di sera a casa, ma la sintonia che c’era fra loro non li faceva dividere tanto che di sera decisero di guardare un film al cinema e infine di fermarsi a casa di lei. Le coinquiline non ci sono, quindi casa libera. Il film era finito intorno alla mezzanotte e nel tragitto durante il ritorno era circa l’una. I pensieri prima di arrivare a casa erano soltanto nubi che decisero di vagare nella testa per poi sparire a far spazio ad altri pensieri leggeri.

Alle quattro i due erano abbracciati l’uno all’altro con la finestra aperta, e addormentati. Il rumore delle macchine e dell’aria primaverile come sottofondo. Lui si sveglia un attimo prima di lei, e la nota nell’altro letto, sorride mentre vede il suo sorriso dormiente e senza farsi sentire la bacia sulla guancia per poi tornare al sonno.

Ci sono gesti che facciamo d’istinto senza pensarci due volte. Una carezza, un sorriso o un semplice sguardo. Gesti che ci rivelano per ciò che siamo realmente e per un attimo dimentichiamo il nostro passato. Come quando il giorno seguente lo prende e camminano mano nella mano per le vie del centro, nonostante lei abbia avuto sempre paura a tenere la mano ad un uomo.

E’ già mattina, e i due si svegliano per fare colazione. Toast, marmellata, latte caldo e qualche fragola rimasta dal giorno precedente. Fuori dalla finestra si può sentire l’odore del mare e il rumore della città. E’ lunedì e le persone si affrettano a cominciare la propria routine settimanale. Aveva promesso di portarlo in un bel posto, così dopo essersi cambiati erano sul treno per quella destinazione.

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Il panorama era spettacolare. Vedere il mare davanti a loro e i monti dietro era qualcosa di raro. Si poteva intravedere la felicità nei suoi occhi, invece lei era spensierata e pensava a qualcosa di profondo.

Il registra le aveva dato la parte di questo personaggio con il quale con gli occhi poteva trasmettere vibrazioni positive, ma non si riusciva mai a cogliere ciò che pensava realmente. Anche davanti ad un caffè con quello splendido panorama guardava l’orizzonte con uno sguardo misterioso e indecifrabile. Era come se di tanto in tanto la sua mente ripescava qualcosa del suo passato, però bastava che sorridesse ed era come se dicesse: eccomi sono nuovamente qui 🙂 ...

Probabilmente il registra ha copiato il personaggio della ragazza da un altro film, si percepisce quando le dà questa aria felice e triste allo stesso momento. “La ragazza sembra far parte dei Fasianidi, una splendida razza di uccelli. Riescono a provare tutte le emozioni in un solo istante. Quando cantano esprimono amore e rabbia, e paura, e gioia, allegria e tristezza, tutto insieme, mescolando tutto ciò in un suono magnifico. E quando gli capita di incontrare l’amore della loro vita sono felici e tristi; felici perché sanno che è appena l’inizio, tristi perché sanno già che è finito”

La giornata volò letteralmente e in pochi attimi dopo erano già in stazione. Lui era seduto su una scalinata con il Blackberry in mano, lei davanti nelle sue braccia. Sembrava una coppia solida da mesi. In un secondo senza rendersi conto si girò lentamente per attirare un suo bacio, lui già pronto a darglielo. Una sincronia e un feeling che rese quel momento così magico.

 Pochi attimi dopo arrivò il treno e i due si salutarono, come perfettissimi amanti…

Le stazioni dei treni hanno sempre rappresentato il cambiamento. C’è chi va e c’è chi viene. Se solo le stazioni potessero parlare probabilmente sapremmo storie assurde e legami d’amore magici. Oppure storie finite proprie da quel punto. Tornando a casa si gustava la sua focaccia con gli auricolari nelle orecchie, ascoltando musica, proprio come nel giorno in cui si erano incontrati.

La musica continuò anche come sottofondo, tra chiamate e messaggi si sentiva che c’era una certa energia fra i due: una certa attrazione. Non passò molto tempo che i due decisero di vedersi nuovamente, precisamente tre settimane dopo. Il tempo era piovoso e un clima di Maggio un po’ freschino. Erano le 8.40 di mattina, lui era già in stazione ad aspettarla. Dieci minuti ed eccola là. Con il suo sorriso e la sua espressione acqua e sapone. Un abbraccio forte tra i due come se non si vedessero da mesi. Insieme presero il treno per la città dove avrebbero trascorso due giorni insieme.

Il tempo che trascorriamo non ha realmente importanza se non lo sfruttiamo al massimo. Possiamo passare lunghi periodi con persone che non conosceremo mai realmente, a volte però, ci basta passare il necessario con una persona per capirla realmente. Nonostante ciò non capiremo mal del tutto qualcuno se non decide di aprirsi con noi. Tutti abbiamo qualcosa che teniamo solamente per noi, qualcosa che non confideremmo mai a nessuno, e quando lo facciamo è come se decidessimo di condividere noi stessi con qualcuno; è per questo che molte persone hanno una maledetta paura di farlo, io in primis.

Il tempo passò come senza farsi sentire. Il giorno seguente nuovamente nelle vie del giorno per cercare un qualcosa da mangiare tra una chiacchierata e l’alra, del più e del meno. A volte però diciamo qualcosa senza dar troppo peso alle parole, e come un film che si rispetti, ci deve essere qualcosa che vada storto. Il registra ha scelto il momento giusto anche questa volta. Quando tutto sembra stia andando nei migliori dei modi lui pronuncia due o forse tre parole senza darci troppo peso. Parole che dette in quel momento non sembrano nulla di ché durante il pranzo.

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Il carattere della ragazza lo porta ore dopo a pensare inconsciamente a tutto ciò che sta succedendo. E’ impaurita o forse ha semplicemente ricordato qualcosa del suo passato che fa scattare in lei la voglia di chiudersi. Ovviamente il ragazzo non nota questo improvviso cambiamento, riesce a malapena distinguere uno sguardo innamorato da uno normale figuriamoci se riesce a cogliere questo dettaglio così insignificante.

Sembra andare tutto bene, tutto continua come al solito, ma solo il regista sa bene quello che succederà, come in un teatro dov’è in atto uno spettacolo e dietre le scene c’è una confusione assurda. Ecco, il ragazzo faceva parte del pubblico mentre osservava lo spettacolo senza sapere realmente come si nascondesse dietro.

Sul treno per il ritorno a casa i due si presero per mano seduti in una carrozza qualunque. Lei con una cuffia e appoggiata a lui, mentre lui con l’altra cuffia ascoltano musica del suo Ipod. E’ sabato e il treno è pieno di persone, davanti a loro una donna sui cinquant’anni, li guarda, sorride a lui, e lui ricambia. Uno sguardo pieno di vita, come se in quel quadro avesse visto qualcosa di magico. Il suo sguardo trasmetteva pace e sembrava aver detto tutto. La ragazza invece guardava fuori dal finestrino, mentre gli teneva la mano con espressione assente.

Quella giornata fu l’ultima volta in cui le loro labbra si sfiorarono. Si continuavano a sentire ma c’era qualcosa fra di loro che si era spezzato. Lei sapeva perfettamente di cosa si trattava, si aspettava probabilmente delle scuse oppure aveva paura che potesse nascere qualcosa di più e voleva interrompere tutto. Alcune volte ci sono momenti in cui ci sentiamo soffocare da situazioni che non vogliamo, come quella volta in cui lui prese il treno trascurando l’esame di economia perché aveva bisogno di vederla, nonostante non erano in un bel momento.

Sappiamo tutti quanto sia semplice organizzare un appuntamento o chiedere a qualcuno: ”Hei, senti di va di vederci domani?”. Magari l’altra persone ti dice “No, non posso meglio un altro giorno”. Ci si mette d’accordo sull’orario e il giorno ed è fatta. Ma in pochi correrebbero il rischio e senza pensarci due volte prenderebbero il treno per essere dall’altra parte e dire: “Hei, sono qui. Se hai tempo vediamoci”.

In ostelo a Genova

At the Top // La città è mia!!!

Infatti non andò come lui aveva immaginato. Non si aspettava che lei fosse a casa dei suoi. E solo nel tardi pomeriggio si fece sentire per dire che era in città. Ovviamente lei si infuriò perché non ne sapeva nulla e in un certo senso era come se lui invadesse i suoi spazi.

Lui invece era molto tranquillo perché sapeva che avrebbe potuto prendersela in questo modo e aveva previsto nei suoi piani che poteva anche non essere in città quel giorno. Infatti la sera prenotò un ostello per passare la notte nel punto più alto della città. Da lì tutta la città era sua, l’ebbrezza di quel clima con nello sfondo il mare gli dava un senso di libertà assoluta.

Prima di poter andare su a riposarsi passò la sua serata nelle vie del centro e nel porto. A leggere e a parlare con persone che aveva conosciuto sul posto. Alle undici aveva deciso di salire su per riposarsi per poi vederla il giorno dopo. Intanto gli aveva risposto che lo poteva vedere giorno seguente, quando sarebbe ritornata in città. La notte passò velocemente e lui era già pronto in piedi alle sette. Si cambio con tutta tranquillità, diede un’occhiata all’oroscopo che trovò sul tavolo mentre faceva colazione e si diresse verso la stazione.

I due si incontrarono e fu come una strana sensazione. Come se lei fosse infastidita in qualche maniera, bastava che dicesse al ragazzo ‘puoi tornartene’ e lui l’avrebbe fatto all’istante se quello le avesse fatto tornare il sorriso. Però lui era lì un po’ per capire la situazione e un po’ per cercare di mettere le cose apposto.

Fu una giornata lunga, molto lunga. L’orario delle lancette si fece sentire, forse anche molto. Lei che aveva sempre un sorriso stampato sul viso questa volta aveva un’espressione seria e più profonda del solito. Lui invece era più tranquillo perché aveva capito come si concludeva la storia, ha avuto modo di mettersi in contatto con il registra che gli ha confidato che il film era giunto a termine, mancavano molto probabilmente i titoli di coda e la musica di sottofondo.

Freccia Bianca - Genova - LaSpezia - Reggio Emilia

Scrivere è una modo per ricordarsi il passato!!!

Giunti al termine della giornata dopo spiegazioni illogiche e sguardi che sembrano dire il tutto, alle 19 e 40 minuti precisamente partiva il freccia bianca, direzione casa. Uno sguardo di quelli che dicevano tutto e che lasciavano qualcosa in sospeso. Cuffie nuovamente calate per la colonna sonora finale: Ludovico Einaudi – Divenire. Si guardò attorno per vedere il treno partire. Da una parte i monti, dall’altra il mare. Era quasi il tramonto e si potevano vedere i raggi del sole dietro questo tempo grigio e piovoso. La sensazione fu talmente strana e surreale che prese un foglio dallo zaino e una biro per scrivere con le proprie mani i titoli di coda:

Il tempo passa inesorabile, non si ferma davanti a nulla.

Un’onda che si infrange su uno scoglio,

che fa suo e richiama tutti i suoi tempi che

fanno e rifanno lo stesso gesto.

Il tempo è un treno senza destinazione che,

viaggia senza ritardi e fermate.

Le occasioni sono altrettanto imprevedibili e,

capitano a caso.

Bisogna sfruttarle,

bisogna catturarle e se,

necessario crearle.

Non possiamo prevedere nulla che la morte.

Non possiamo perderci occasioni che non ricapiteranno più.

Non possiamo dare per scontato nulla,

nemmeno un gesto semplice.

Passiamo un’esistenza intera ad aspettarci persone che non esistono e,

ci creiamo illusioni sul fatto della felicità. Esiste?

E’ una domanda a cui nessuno vuole rispondere perché è dannatamente semplice.

Sì c***o è semplice.

C’è vento, il tempo è piovoso e nuvoloso.

Tutti sembrano correre in una direzione precisa.

Corrono per non dispendere i propri pensieri.

Monti, mare e pioggia,

sembra l’occasione ideale per trascorrere il proprio tempo su un treno che,

ritorna alla partenza.

Sembrava così dannatamente semplice la scelta,

ma ciò che è realmente difficile è il coraggio di poterla cambiare.

Tutto è un’illusione. Cambiare un’illusione è solamente un’altra illusione.

Capire un’illusione è aver capito tutto ed è

per questo che gli illusionisti sono bravi ad ingannarci.

Perché crediamo ancora nelle illusioni.

Camminiamo tra scelte da fare e strade da seguire.

Ci incasiniamo per parole dette o non dette.

Ci focalizziamo per conoscere gli altri e per dimenticarci di svanire piano,

senza farci domande su quello che siamo realmente.

Non possiamo conoscerci fino infondo,

finché qualcosa ci cambia o ci trasforma.

Non possiamo mai farci le domande giuste,

finché qualcuno ce le fa e ci mette in uno stato confusionale.

Alcune volte vorremmo essere altri per conoscerci meglio.

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