Forse dovrei smetterla… di provarci!!!

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Il treno delle 17.25 da Milano per Reggio Emilia è partito due secondi fa. Il posto l’ho trovato anche questa volta. Il telefono è scarico e per questa volta dovrò osservare la città che si disperde dal finestrino e da spazio a paesaggi a cui non farò attenzione la prossima volta, forse.

È lunedì, è tutto perfetto. Il treno della mia vita combacia perfettamente per la destinazione finale: la felicità. È lunedì, e mi sembra un giorno così figo. Forse più di tutte gli altri combinati insieme. Il tempo scorre così lento, al ritmo delle occasioni che avremmo potuto cogliere.

  • Che fine fanno le parole non dette?
  • Che fine fanno i gesti mancati?
  • … E le coincidenze sfuggite?
  • Sono su un binario per il cimitero dei ricordi.
  • Ci facciamo un salto? Oppure la prossima volta?
  • Rischiando di perdere persino quest’occasione.
  • … E se la parole ci sfuggissero per andare da chi dovrebbero?
  • Non sono loro stessi i proprietari?

Le immagini fuori dal finestrino si alternano al suo viso sul palco e il suo mondo. I suoi occhi esprimono fuori l’universo: è qualcosa di stellatico. In qualche modo sono riuscito a convincermi a passare la domenica (ieri) qui a Milano. E’ la sua seconda volta per Lei qui in Italia e volevo trovarmi da queste parti, me lo sono promesso un mese fa. Davvero sono diventato così istintivo? Forse non del tutto.

E’ domenica sera. Sono all’evento GQ al parco Sempione. Sono riuscito questa volta ad inserirmi nella lista (Vip). Il mio nome appare in lista quindi questa volta dovrebbe essere molto più facile vederla e scambiare due parole con lei. O No?

Che ci faccio qui in mezzo a tutte queste persone che non conosco? Sono così innamorato? No, aspetta un attimo. Siamo ancora dentro ai quattro mesi, per cui dovrebbe essere solamente una cotta passeggera. Quindi aspettiamo ancora prima di “diagnosticare” l’amore. Per ora consideriamo la cosa come una semplice cotta. Sì, diciamo che sia così.


013In mano una birra mentre vago in cerca di due chiacchere da spendere con qualcuno. Quella faccia è familiare ma mi sfugge il nome. L’ho visto da qualche parte ma la memoria decide di non collaborare per cui mi dirigo verso quella direzione per togliermi il dubbio:

  • “Hi man. I’m Zouhair. I’ve seen you somewhere but can’t remember where”
  • “Really? Tell me something. Do you watch youtube?
  • “Of course man”
  • “Then you Know Ben Brown?”
  • “Aaaaaaaa”

Mi torna subito in mente di averlo visto in qualche video di viaggio. Decido di passare parte della serata con lui e un suo amico. Sono entrambi inglese e sono a Milano per lavoro. Ingaggiati da LP per filmare il suo momento sul palco. Tra una chiaccherata e l’altra decido di non perdere di vista il vero motivo per cui sono qui. Mi guardo intorno. Ancora non c’è. Forse è troppo presto. LP intanto si prepara ad esibirsi sul palco e loro decidono di seguirla per non perdere nessuna scena. Mi fanno cenno di saluto per poi minimizzarsi con il resto della crew di riprese.

Sono le 21 e qualcosa e finalmente la vedo. Mi immobilizzo completamente non sapendo cosa fare. Un ragazzo alto vestito di nero, una birra in mano che sorride distrattamente nella sua direzione. Chi idea posso trasmettere? Guardandomi da fuori direi che sono quasi fuori luogo per la sera. Giusto un quasi…

Si avvia verso il bar accompagnata dal solito scagnozzo che la anticipa e, non lasciandole, o meglio non lasciando spazio a persone di avvicinarla. Mi vede e mi fa cenno di avermi riconosciuto. Si ricorda davvero di me? Cool… Non ho nemmeno il tempo di fare nulla. Decido di avvicinarla dopo il concerto, forse è più tranquilla e io meno nervoso.

Finalmente è sul palco e io per un attimo svanisco facendomi trascinare dal ritmo africano dei suoi pezzi. È qualcosa di magico che si disperde nell’aria, contagia tutti i presenti, compreso me. Salta, canta e a tratti guarda nella mia direzione. Ha esattamente la stessa energia di Torino (il suo concerto precedente) e io esattamente la stessa voglia di perdermi nei suoi pezzi.

maybemilanL’ultimo pezzo è un classico: Makeba. Risuona e risuonerà nella mia testa nei prossimi giorni fino a perdere la voce e andare avanti con la strumentale solamente. Scende dal palco, guardo l’ora e sono passate le undici. Lei si avvicina alla zona del bar e io mi avvicino a Lei, di nuovo lo scagnozzo. Grrr… Una foto dopo aver scambiato giusto due parole. Mi sorride e mi ringrazia di aver cantato tutto il tempo sotto il palco. Allora mi ha guardato più che a tratti… Cool!!! Lo scagnozzo mi guarda indicando l’ora. Chissà quanto lo pagano all’ora per rompere le b***e?

Si allontana sempre come se dansasse. Mi domando: ”Una birra?”. Certo! Il dj set sotto al palco attira la mia attenzione. Ballo un pò fino a perdere l’orientamento del tempo. La cosa più stupida che abbia fatto. Non sono qui per questo. Zu la smetti di cazzeggiare che qui non siamo venuti per questo. Jain è ancora in giro e tu cosa fai? Balli, certo!! Ti sembra il momento? Ho ragione.

Ho bisogno di un caffè, giusto per tenermi sveglio un pò, la birra mi sta rendendo un rammollito. Due bustine di zucchero, mescolo. Ma quant’è buono sto caffè? Mi metto a guardarmi intorno, attacco a chiaccherare con qualcuno a cui non mi interessa assolutamente nulla dei suoi piani. A sei passi più in la c’è lei, ma è occupata a parlare con delle persone. Non mi sembra il caso di andare a interromperli. Lo scagnozzo non c’è, sarebbe l’occasione ideale. Ma ancora non sono diventato un rompipalle. Decido di aspettare un po, la maleducazione non è il mio forte. Alzo il braccio e bevo un sorso di questa “Carlsberg”. Birra? Ma non era il caffè quello preso prima? “Zu è la tua testa che ti parla. Se fai quello che ti dico usciamo vincitori entrambi…”

Mi giro di nuovo e Jeanne non c’è più. Sapevo che non avrei dovuto aspettare molto. Nel frattempo ballo facendo il cretino come mi riesce con questo gruppetto. Mi sembrano più simpatici. Sono divertenti. Sono rilassato e mi godo il momento, senza troppi pensieri. Forse dovrei lasciare che il destino faccia il suo corso: Io ci ho messo del mio ora al resto può pensarci lui. Non è così che funziona? Dopo questa convinzione sono più rilassato e mi sto divertendo. La luna fa da background a tutta questa serata, è la stessa che fa da background alla serata di tutti. È qualcosa che mi affascina.

milano-di-notteÈ l’una e decido di incamminarmi per riposarmi. Tutto è così dannatamente perfetto. Lo penso veramente mentre cammino fino alla piazza del Duomo per dirigermi poi al mio ostello. È l’occasione perfetta per riflettere, giusto un quarto d’ora prima di abbandonarmi al sonno. LP nelle cuffie,. L’aria è mistica e le parole non dette rimangono appese da chi dovrebbe sputarle fuori. Le parole non dispongono del libero arbitrio? Non dovrebbero forzare la serratura che li rinchiude fra le labbra e correre a chi sono destinati? Li immagino un po come i “little people” che Murakami aveva descritto, solamente con una causa più nobile…

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